Ogni infezione correlata all’assistenza sanitaria non è solo un evento clinico: è un ritardo nella guarigione, un ricovero che si allunga, un rischio evitabile che diventa reale.
Le Infezioni Correlate all’Assistenza Sanitaria (ICA) più comuni colpiscono ogni giorno pazienti già fragili, aumentano la pressione sui reparti e generano conseguenze concrete: più complicanze, più costi, più uso di antibiotici, più mortalità.
La loro diffusione non è un’eccezione né un problema teorico. È una realtà quotidiana che rende la prevenzione delle ICA una priorità assoluta per la sicurezza dei pazienti, degli operatori sanitari e dell’intero sistema sanitario.
Perché la prevenzione resta una priorità quotidiana
Ogni giorno, milioni di persone entrano negli ospedali con l’aspettativa di ricevere cure e migliorare la propria salute — non di contrarre nuove infezioni. Eppure, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC), circa il 5–10% dei pazienti ricoverati negli ospedali dei Paesi ad alto reddito contrae almeno un’ICA durante la degenza.
Nei reparti di cura acuta europei, questo equivale a circa un paziente su 18.Le ICA sono infezioni che si sviluppano durante il percorso di cura in una struttura sanitaria e che non erano presenti né in incubazione al momento del ricovero. Possono colpire sia i pazienti sia gli operatori sanitari, soprattutto in contesti ad alta intensità assistenziale.
Secondo l’OMS, una quota significativa delle ICA è prevenibile attraverso pratiche efficaci di Prevenzione e Controllo delle Infezioni (IPC), in particolare:
- igiene delle mani,
- corretto utilizzo dei dispositivi invasivi,
- adesione coerente alle procedure.
Comprendere quali sono le ICA più comuni e quali conseguenze generano è il primo passo per prevenirle in modo efficace.
Le ICA più comuni – E perché sono così critiche
1. Infezioni del tratto urinario associate a catetere (CAUTI)
Come si verificano
L’uso prolungato o non necessario di cateteri urinari facilita l’ingresso dei batteri nel tratto urinario.
Conseguenze
- dolore e disagio per il paziente,
- infezioni ricorrenti,
- aumento del rischio di sepsi,
- prolungamento della degenza e necessità di ulteriori trattamenti antibiotici.
Prevenzione
- uso appropriato del catetere,
- inserzione e gestione in condizioni asettiche,
- rimozione precoce quando non più necessario.
2. Infezioni del sito chirurgico (SSI)
Come si verificano
I microrganismi possono entrare nel corpo attraverso l’incisione chirurgica prima, durante o dopo l’intervento.
Conseguenze
- ritardi nella guarigione,
- complicanze post-operatorie,
- aumento della durata del ricovero,
- possibili reinterventi e isolamento del paziente.
Prevenzione
- corretta preparazione del campo operatorio,
- igiene delle mani rigorosa,
- cura post-operatoria appropriata.
3. Infezioni del sangue associate a catetere venoso centrale (CLABSI)
Come si verificano
I patogeni entrano direttamente nel flusso sanguigno attraverso i cateteri venosi centrali.
Conseguenze
- elevata mortalità, soprattutto nei pazienti critici,
- rapido peggioramento clinico,
- incremento significativo dei costi assistenziali.
Prevenzione
- tecniche standardizzate di inserzione,
- manutenzione adeguata del catetere,
- rimozione tempestiva quando possibile.
4. Polmonite associata a ventilazione meccanica (VAP)
Come si verifica
Nei pazienti ventilati, i microrganismi possono raggiungere i polmoni attraverso le vie aeree artificiali.
Conseguenze
- gravi infezioni respiratorie,
- aumento della mortalità,
- prolungamento della ventilazione e della degenza in terapia intensiva.
Prevenzione
- elevazione del capo del letto,
- igiene orale regolare,
- valutazione quotidiana della necessità di ventilazione.
5. Infezioni da Clostridioides difficile (C. diff)
Come si verificano
Spesso correlate all’uso prolungato o inappropriato di antibiotici che alterano la flora intestinale.
Conseguenze
- diarrea grave e colite,
- disidratazione,
- recidive frequenti,
- isolamento del paziente e rischio di diffusione nel reparto.
Prevenzione
- igiene delle mani con acqua e sapone,
- precauzioni da contatto,
- uso responsabile degli antibiotici (antimicrobial stewardship).
Perché dobbiamo prevenirle
Le ICA più comuni condividono elementi chiave:
- peggiorano gli esiti clinici,
- prolungano i ricoveri,
- aumentano i costi sanitari,
- favoriscono la resistenza antimicrobica (AMR),
- gravano sul carico di lavoro degli operatori sanitari.
Nonostante la crescente consapevolezza, continuano a verificarsi a causa di fattori sistemici:
- carenza di personale ed elevati carichi di lavoro,
- interruzioni nei flussi operativi,
- difficoltà nel mantenere pratiche IPC coerenti nel tempo,
- mancanza di feedback tempestivi e strumenti di supporto.
La prevenzione delle ICA non può quindi essere episodica o basata solo su checklist, ma deve essere continua, strutturata e sostenuta da sistemi che aiutino le persone a fare la cosa giusta ogni giorno.
Prevenire le ICA significa proteggere persone reali
Prevenire le Infezioni Correlate all’Assistenza Sanitaria non significa semplicemente seguire linee guida.
Significa evitare danni reali a persone reali, ogni giorno: pazienti che vogliono guarire, operatori che vogliono lavorare in sicurezza, sistemi sanitari che devono rimanere sostenibili.
L’igiene delle mani e le pratiche di prevenzione restano tra le misure più efficaci — ma anche tra le più vulnerabili alla pressione operativa.
Supportare la continuità delle pratiche IPC significa rafforzare la sicurezza dell’intero percorso di cura.
Perché in sanità, ogni gesto conta.
E la prevenzione non è mai un dettaglio.
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